Richard Jewell

Ho ancora il vhs della registrazione della finale di pallavolo Italia- Olanda, una delle partite più belle di sempre, quando ancora non era stato introdotto il tie break al quinto set e gli Azzurri salirono in lacrime sul secondo posto del podio, a ritirare una medaglia d’argento che aveva soltanto il colore della sconfitta.

Le Olimpiadi di Atlanta furono questo, insieme allo storico record mondiale di Michael Johnson nella finale dei 200 metri, con la sua corsa meccanica e la catena d’oro giallo che luccicava davanti agli occhi del mondo.

Per me bambina, allora gli Stati Uniti erano New York con gli yuppies di Wall Street, Los Angeles con le sue star del cinema e Washington col Presidente. Tutto il resto del Paese, come la stessa capitale della Georgia, nel mio immaginario era popolato da obesi con addosso braghe corte e polo deformate, che mangiavano hamburger davanti alla tv in ciabatte e calze di spugna, le cui case erano piene di armi come fossero giocattoli.

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Richard Jewell

Richard Jewell era tutto questo, un cittadino medio come altri milioni di Americani, che non si era mai distinto in niente fino a quando divenne il nome sulla bocca di tutti perchè trovò l’ordigno che esplose al Centennial Olympic Park durante un concerto per i Giochi olimpici, causando due morti e centoundici feriti.

Clint Eastwood è sempre puntale ed incisivo nel raccontare pagine di storia di un Paese che vive di eroi e di colpevoli da dare in pasto all’opinione pubblica e anche questa volta centra il bersaglio, solo con meno coinvolgimento emotivo rispetto al solito.

Ottime le interpretazioni femminili della spregiudicata giornalista Olivia Wilde e della madre di Richard, una Kathy Bates la cui nomination ai prossimi Oscar è più che meritata.

Voto 3,5/5