L’Ufficiale E La Spia

Espressioni quali ” Affaire Dreyfus” o “Caso Rosenberg” sono usate comunemente quando si vuole indicare, come direbbe Gadda, un qualche pasticciaccio brutto che coinvolge per lungo tempo un Paese, in cui qualcuno viene messo alla gogna con prove indiziarie spesso dalla nebulosa veridicità, ma che hanno un forte impatto sull’opinione pubblica.

locandina (6)

L’Ufficiale E La Spia

L’ accusa di tradimento e spionaggio a favore della Germania, mossa nei confronti del capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus, sulla base di documenti secretati e dell’inquinamento di prove inconfutabili, altro non fu che il più grave episodio di antisemitismo della Francia durante la Terza Repubblica.

In un clima di forte nazionalismo ed isolamento, gli apparati militari d’oltralpe, in pieno espansionismo coloniale, mostrarono il pugno di ferro contro le altre istituzioni , mentre l’affaire e le sue conseguenze si propagarono per quasi due decenni fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.

La struttura della pellicola segue un impianto classico ed il ritmo di una pièce teatrale, dove il colonnello Picquart ha il volto dell’ottimo Jean Dujardin, mentre l’ebreo Dreyfus ha la sofferenza opaca e l’onore violato di Louis Garrel.  Il loro dialogo è presente sulla scena ininterrottamente, anche quando è l’assenza di uno dei due a prenderne il posto, grazie alla regia di Roman Polansky che regala chiarezza e completezza alla vicenda storica, senza alcuna sbavatura o licenza poetica.

Così la storia inizia esattamente quando sembra essersi conclusa, mentre uno degli atti più salienti è rappresentato dallo J’Accuse di Émile Zola , la celebre lettera al Presidente della Repubblica del 13 gennaio 1898 che lo scrittore pubblicò sul quotidiano L’Aurore, dando vita al movimento intellettuale che sostenne la campagna innocentista…

La Vérité En Marche

Émile Zola

Un messaggio potente, che non conosce confini e che ci impone alla riflessione nel suo essere sempre così attuale.

Voto 4/5