I Miserabili

Montfermeil è celebre ai più per essere il luogo della locanda dei perfidi coniugi Thénardier e dell’incontro fatale tra Cosetta e Jean Valjean, protagonisti del romanzo I Miserabili.

Nel 2005 il comune è stato anche al centro delle rivolte delle banlieue che scossero la Francia come non era più accaduto dal 1968. La rabbia e la tensione dei quartieri ghetto, popolati da immigrati delle colonie del Maghreb e dell’Africa Occidentale che non hanno mai avuto neanche la speranza di potersi integrare nella società francese, esplose in tre settimane di sommosse contro la linea dura di Nicolas Sarkozy. Nella sua lotta alla criminalità, l’allora Ministro dell’Interno appoggiò tacitamente abusi e molestie da parte della polizia, contribuendo ad alzare il muro invisibile che separa il benessere dei centri cittadini dalle loro periferie fino a renderli dei mondi totalmente separati.

I Miserabili

Ladj Ly, classe 1978, è nato e cresciuto in questa cittadina simbolo di una realtà totalmente abbandonata a se stessa, dove i governi che si sono susseguiti hanno mantenuto come sola promessa la violenza dei gendarmi, laddove cultura, educazione e politiche sociali potrebbero essere l’unica medicina in grado di guarire e far germogliare una nuova generazione di cittadini francesi e non di reietti e disperati che spesso trovano l’alienazione nell’integralismo religioso.

In questa sua opera prima, il regista di origini maliane si è ispirato a fatti realmente accaduti per raccontare,senza sconti nè pietismi, la quotidianità di una zona polveriera alle porte di Parigi , ma che somiglia alla nostra Scampia o ad Ostia così come ai tanti quartieri di confine delle città europee, dove risuona la stessa eco che in queste settimane è tornata agli onori della cronaca d’oltreoceano dopo l’uccisione di George Floyd.

Un messaggio potente che si riassume nella citazione dal capolavoro di Victor Hugo a chiusura della pellicola e che ci ricorda che si può invertire il ciclo, che dobbiamo prestare più cura ed attenzione all’erba che cresce alle estremità del prato, perchè è quella più in ombra, dove l’acqua non arriva mai in abbondanza, è sempre la più calpestata e vi si insinuano le erbacce. Se non cominciamo a farlo, prima o poi anche l’aiuola fiorita morirà soffocata dalla terra.

Ricordate, amici miei,

Non ci sono nè cattive erbe, nè uomini cattivi.

Ci sono solo cattivi coltivatori

Voto 3/5