1917

La Prima Guerra mondiale è stata vinta da chi è riuscito a sopravvivere all’incubo fuori dalla trincea. Lo spettatore diventa partecipe di questo orrore grazie ad un piano sequenza efficace e praticamente ininterrotto per tutta la pellicola che segue la tragica avventura di due giovani commilitoni. Poco importa dell’esito della loro missione, tutto è comunque desolazione e buio, in un conflitto combattuto in terra straniera, il nord della Francia, contro un nemico invisibile ed spietatamente infido, i soldati tedeschi asserragliati nella linea di Hindenburg.

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E’ il pensiero della morte che, in fine, aiuta a vivere, scriveva Umberto Saba ed è proprio questo il motore della pellicola di Sam Mendes.

Come una compagna fedele, essa incombe sui soldati fino alla fine del percorso: è nei cadaveri in putrefazione dei cavalli oltre il filo spinato, nei corpi che galleggiano sul fiume come orrendi manichini, nelle urla strazianti dei feriti sotto la tenda del primo soccorso.

Poi, quando tutto sembra andare oltre l’ umana sopportazione, momenti di pura poesia addolciscono l’emozione: gli alberi di ciliegio in fiore, incuranti del mondo in rovina, i vagiti di un neonato, il canto triste del soldato che intona The Wayfaring Stranger…

Come a volerci dire che questa narrazione bellica altro non è che metafora del viaggio in solitaria della vita, attraverso pene e difficoltà, fino alla ricompensa finale.

Qualunque esse a sia.

Voto 4/5