Il Cuore Degli Oggetti Smarriti

La mappa della sua vita sentimentale si sarebbe potuta tracciare con ciò che gli amanti frettolosi avevano dimenticato, prestato, affidato nell’ufficio degli oggetti smarriti che era il suo cuore.

Stava facendo ordine tra i documenti quando ritrovò l’anello.

Non riusciva a mettere a fuoco il volto, ma i suoi occhi l’avevano distratta anche al buio di un locale troppo rumoroso per sperare in una conversazione…Qualche drink, una corsa in taxi e poi tutto si era confuso nella goffaggine dello strapparsi i vestiti di dosso, mentre l’eccitazione tentava di prendere il sopravvento sul loro essere totalmente fatti.

Non ricordava altro, se non che ad un certo punto doveva aver detto una delle sue solite frasi,  lasciando intendere che avrebbe preferito dormire sola. Neanche riusciva ad immaginare l’idea di aprire gli occhi trovandosi con qualcuno a fianco…impossibile…

Le sue emozioni conoscevano unicamente il piacere rubato ad un fine serata stordito, obbedivano soltanto alle regole capovolte che entrano in vigore dopo la mezzanotte, custodivano impressioni che mai avrebbero voluto scoprire l’imbarazzo del giorno dopo.

In effetti non era un anello di fattura pregiata, ma era pur sempre un oggetto di valore: evidentemente questo non era stato abbastanza perchè il legittimo proprietario sentisse il bisogno di tornare a recuperarlo.

Quando più tardi, fingendo di essersi assopita, aveva osservato la schiena di lui, curva nell’atto di infilarsi i jeans, per un attimo aveva teso la mano come per accarezzarla, ma subito aveva schivato l’idea, balzando fuori dal letto per anticipare l’estraneo nel soggiorno, direzione porta d’uscita.

La mattina il cerchietto argentato la stava aspettando vicino allo specchio del bagno: istintivamente l’aveva indossato, mostrandolo sorridente al suo riflesso.

E se quella dimenticanza fosse stata un pretesto per rivederla? Dopotutto non si erano scambiati i numeri di telefono, ma lui ora conosceva il suo indirizzo!

I mesi successivi avevano fugato qualsiasi dubbio a riguardo, nel quotidiano silenzio della città, e l’anello era rotolato in un cassetto. Teneva compagnia a scartoffie di vario genere che proprio adesso lei si era decisa a buttare.

Ricevute, biglietti del cinema, cartoncini di ristoranti in cui non sarebbe mai tornata, avevano sperato fino all’ultimo di essere riciclati in qualche modo, così come le t-shirt sgualcite che qualcuno le aveva prestato, per la comodità di un paio d’ore di tenerezze fra le lenzuola, erano diventate la sua divisa da casa.

C’era poi la scatola di sigari che il festeggiato, subito dopo averla ricevuta in dono, le aveva infilato nella borsetta con noncuranza, durante un compleanno da cui aveva fatto ritorno solo la sera successiva. Quei cubani aspettavano di essere offerti con del buon rum ad un ospite che non sarebbe mai arrivato…

In fondo al cassetto si nascondeva anche un paio di occhiali modello Clubmaster.

L’individuo di un’altra notte dimenticata glieli aveva prestati come gesto di protezione sterile e tipicamente maschile, quando il sole alto è l’unica cosa fuori posto rispetto alle circostanze.

Un paio di lenti scure sono forse sufficienti a proteggersi dagli sguardi spietati della domenica mattina, pronti a giudicare il trucco colato sui tacchi sottili, ma non basteranno mai a schermare il disagio di due sconosciuti che si salutano dopo aver condiviso i propri corpi.