Gymnasium

Dieci anni di carriera sportiva hanno inevitabilmente condizionato il mio approccio alla palestra, anche se ne sono passati altrettanti da quando ho appeso le ginocchiere al muro.

Non sono mai riuscita a concepire l’attività fisica senza una qualche finalità agonistica e il puro gusto estetico di specchiarsi con delle sconosciute totalmente scoordinate che sculettano con trucco e messa in piega perfetta mi lascia piena di dubbi.

Certo ci ho provato: prima ci sono stati gli anni dello spinning, a cui avevo preferito la corsa in solitaria al parco, poi era arrivata l’assurdità del crossfit e quindi ho deciso di darmi allo yoga.

Ma quando anche quella disciplina antica che unisce pensiero filosofico e aerobico nella staticità di una posizione è stata stravolta e snaturata dalla moda dilagante, mi sono presa una pausa. Non sopportavo l’idea di me stessa che dice cose del tipo: ” faccio yoga”, ” ho un blog”, ” lavoro nella moda” etc etc, perchè non voglio essere associata ad un universo profondo quanto una pozzanghera.

Allora pratico a casa, continuo a scrivere i miei articoli ma ho smesso di pubblicarli e per quanto concerne il lavoro, bè quello è fondamentale per sopravvivere e quindi me lo tengo stretto, anche se sogno di diventare come il protagonista di A Rebours di Huysmans, eremita in una villa nella campagna francese, dedita alla lettura, al buon te e all’arredamento…

Sin da adolescente mi sono semplicemente limitata all’antico dettame mens sana in corpore sano, con tutte le rinunce, i sacrifici e le enormi soddisfazioni che comporta, ma non ho mai seguito le mode in tema di benessere e forma fisica e ora che queste mi hanno raggiunta e che tutti sono d’accordo con me, provo la sensazione di aver torto.

” Ho eliminato totalmente gli zuccheri dalla dieta”

” Vado a fare dieci giorni di detox in Kerala”

” Hanno organizzato questo retreat a Ibiza che sembra meraviglioso”

… e poi gli integratori, le centrifughe green, il digiuno intermittente, il fasting 8/16…

Sono tutti lì a recitare come mantra cose ovvie, tanto che mi viene quasi voglia di entrare da McDonald’s, non per usare la toilette senza dover consumare, come faccio da sempre ovunque ce ne sia uno, ma per dare per la prima volta nella mia vita un morso ad una di quelle porcherie lampeggianti sul menu, così, solo per protesta.

Neppure io, però, resto immune al terrore del trascorrere del tempo, quel terrore che a ventisei anni mi ha fatto sentire troppo vecchia per fare ancora la modella e che ora, superati i trenta, mi impone qualche accorgimento in più per mantenere il corpo tonico.

Ecco quindi ripresentarsi l’annosa questione palestra.

La soluzione più comoda sarebbe stata quella di iscriversi nell’edificio hi tech a due passi dall’ufficio. In perfetto stile americano, esso ingloba qualsiasi tipo di corso si possa immaginare, accompagnato da sauna, bagno turco, massaggi, sessioni di training autogeno e, perchè no, anche qualche punturina di botox o acido di qualsivoglia tipo per avere il pacchetto completo.

Eppure non è stata tanto quella mole di COSE a spaventarmi, quanto l’idea che praticamente tutta l’azienda vada lì, chi la mattina alle 6, chi in pausa pranzo o nel serale fino a chiusura.

Insomma, perchè sudare davanti all’amministratore delegato, o imporsi di conversare tra un macchinario e l’altro con quella collega insopportabile che faticate a salutare anche nei corridoi?

No, l’alternativa più valida mi è stata suggerita quasi per caso da una di quelle pubblicità online che sembrano parlare ai tuoi pensieri…

Nessun costo d’iscrizione, prenoti tutto da app, il numero di persone massimo è cinque per classe, il che somiglia quasi ad una lezione con un pt. Personal. Trainer.

Decido di tentare, allora, senza scetticismi..per una volta..

Registrazione, Log in, account, paga, prenota classe, complimenti la tua prenotazione è stata accettata (???), ready steady go!

Il primo impatto è positivo: estrema cura nei dettagli, vetrate che danno sul verde del giardino interno e la sensazione di essere in un appartamento attrezzato più che in una palestra.

“Ciao Elisabetta!”

Guardo terrorizzata la receptionist, come fa a sapere che sono io, chi sono io, come mi chiamo, poi penso sì, certo, l’app, la registrazione …bla bla.

Si ripete la stessa cosa con l’allenatore, cinque minuti più tardi: a infastidirmi non è tanto il fatto che mi chiami per nome, ma è quel tono confidenziale, quasi da amici, che tutti usano lì dentro anche se li sto vedendo per la prima volta.

Io, che al liceo non ho mai saputo il nome di alcuni miei compagni di classe perchè, una volta memorizzati i cognomi all’appello della prima ora, non avrei avuto bisogno di altro da molti di loro per i successivi cinque anni…e nel tempo ho continuato ad ignorare beatamente l’identità di alcuni compagni di università, colleghi, amici di amici, ma questo è un mio problema.

Torniamo alla lezione: siamo in due, perfetto, direi, il pt mi incalza dicendo: ” Elisabetta, hai qualche richiesta particolare?” io penso In che senso? Non sono dal parrucchiere, taglia ma non scalare, biondo caldo non freddo, metti il riflessante… Che diamine, si tratta di un’ora di TRX, saprai tu cosa fare, no??

Vedendomi interdetta, continua:” No magari vuoi più cardio…” sta per terminare la frase quando la mia..ehm..insomma l’altra lo interrompe esclamando: “Glutei, vogliamo glutei perfetti perchè io a fine mese vado a Saint Barth.”

Scoppio in una risata quasi liberatoria e basterebbe questo per rivestimi e tornare a casa, quando mi accorgo che nell’angolo più lontano dalla mia postazione c’è un cane che mi fissa con una pallina da tennis in bocca.

” Ti dà noia??” esclama la tizia che si deve preparare alla prova costume, poi, senza neanche aspettare la mia risposta prosegue: ” E’ buonissimo, non fa nulla…come on, Gatto, sit down”

Ora, ho capito bene? Sì…mi chiedo se la follia ormai si sia impossessata definitivamente di questo mondo, o se semplicemente mi trovo nella parte di mondo sbagliata.

” Allora cominciamo, dieci minuti di lavoro e trenta secondi di recupero a partire da…

ORA.”