Helmut Newton #Works

In attesa dell’uscita del film-documento The Bad And The Beautiful e di celebrarne il centenario il prossimo trentuno di ottobre, vale la pena fare un passaggio a Torino per la mostra Helmut Newton- Works.

Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation di Berlino, ha selezionato 68 lavori per l’esposizione alla GAM, in corso fino al prossimo venti settembre, che danno un’idea strutturata e completa dell’artista, sia per uno spettatore vergine in materia, sia per me, da sempre devota a questo maestro, che ha ridefinito l’estetica di tutta la seconda metà del ‘900.

Two Women, Close Up, Italian Vogue, Bordighera 1982

L’errore più grave, è legare i suoi scatti unicamente alla moda.

L’uso del bianco e nero o di bold colors per definire linee marcate e vibranti, i nudi statuari di donne, posati come manichini su tacchi vertiginosi, la purezza conturbante dei corpi che sembrano uscire dalla fotografia per comunicarci qualcosa, mentre lo sfondo di piscine alla David Hockney, o di terrazze con vista su orizzonti sfocati resta freddo e distante, sono stati in grado di unire il materico all’intellettuale come nessun’ altra impronta stilistica prima.

American Vogue, Monaco 1986

Le scarpe sfiorano i limiti del feticismo come coltelli affilati, lacci e catene stringono le forme in una sublime eleganza, la vernice si specchia come un rossetto su labbra voluttuose: sono tutti elementi che hanno plasmato il concetto di bellezza, di femminilità, del ruolo della donna nel gioco della seduzione, del successo, dell’emancipazione.

Non esiste mercificazione in quelle forme spudoratamente esibite, non vi è ombra di volgarità nelle immagini da cui si viene ipnotizzati, la provocazione è scontata e poco interessante perchè possa partecipare attivamente alla costante ricerca dello scatto perfetto.

X-Ray Van Cleef & Arpels, French Vogue, Paris 1994

Il tragitto espositivo è diviso in quattro sezioni cronologiche dalle copertine di Vogue negli anni’70, passando per i ritratti degli anni ’80 e ’90 fino alle più recenti campagne fashion… Se leggiamo tra le righe, però, possiamo vedere come in realtà tutto si dirami attraverso tre principali ossessioni: bellezza, cinema e potere.

Carolyn Murphy for Thierry Mugler, French Vogue, Paris 1996

La prima è il leitmotiv dell’intera mostra nonchè una costante riedizione di un canone estetico che coincide quasi perfettamente con quello primario dell’arte greca classica, come fecero anche Robert Mapplerthorpe ed Herb Ritts, il primo utilizzando quasi esclusivamente soggetti maschili, il secondo dando un tocco di intimità laddove Newton crea distanze altrettanto affascinanti, proprio perchè irraggiungibili.

Elsa Peretti as a Bunny, New York 1975

Il filone cinematografico è quello dei ritratti, ma soprattutto di qualcosa che richiama inspiegabilmente ad un momento esatto della carriera di quell’attore: vediamo Ralph Fiennes e pensiamo al Paziente Inglese, Sigourney Weaver che incombe con testa e camicia fradicie non può che essere sul set di Alien, Catherine Deneuve è Belle De Jour, mentre il fumo di sigaretta che avvolge Marlene Dietrich è l’immagine del mito che guarda se stesso.

Ralph Fiennes, Venice 1995
Catherine Deneuve, Esquire, Paris 1976
Sigourney Weaver, Vanity Fair, Paris 1995
Marlene Dietrich, Hollywood

Il potere non ha bisogno di essere vigile per avere il dominio: ce lo spiegano gli occhi chiusi di Andy Warhol e lo sguardo distratto dell’Avvocato Gianni Agnelli, le cui rughe affascinanti raccontano la storia di qualcuno che non ha mai riposato veramente.

Andy Warhol, Vogue Uomo, Paris 1974
Gianni Agnelli, Vanity Fair, Turin 1997

A chiudere il percorso, il documentario “Helmut By June” ci regala 53 minuti di prezioso materiale, attinto dalle riprese che la moglie di Helmut faceva mentre il marito era al lavoro sul set, filmando momenti di realtà fra uno scatto e l’altro.

Dalle prime immagini scorgiamo lo Chateau Marmont, residenza stabile della coppia durante gli anni californiani, luogo del cuore come furono Parigi e Montecarlo.Il leggendario hotel ha ospitato qualsiasi star che abbia fatto la storia del cinema o della musica dagli anni ’30 ad oggi, oltre ad essere stato set di film e luogo delle feste più interessanti di Los Angeles. A fine anno diventerà un club privato, chiudendo così ai comuni mortali le sue sessantatre leggendarie camere.

La mattina del 23 gennaio 2004, Helmut si è schiantato facendovi ritorno ed è morto sul colpo. Vivere al massimo, fino alla fine: si può forse volere qualcosa di diverso?

Marie Claire, Monte Carlo 1998

EN


Waiting for The Bad And The Beautiful docu-film release, for celebrating his centenary on the next October 31st, it is worth making a visit to Turin for the Helmut Newton-Works exhibition. Matthias Harder, Helmut Newton Foundation director in Berlin, has selected 68 works for the exhibition at the GAM, running until next September 20th, which gives a structured and complete idea of ​​the artist, both for a virgin spectator on the subject, and for me, always devoted to this master, who redefined the entire 20th century second half aesthetics.

The most serious mistake is to tie his shots solely to fashion: the use of black and white or bold colors to define marked and vibrant lines,the statuary nudes of women posing like mannequins on vertiginous heels, the disturbing purity of bodies that seem to come out of the photograph to communicate something to us, while the background of David Hockney-style swimming pools, or of terraces overlooking blurred horizons remains cold and distant, were able to combine the material with the intellectual like no other was able to do.

Shoes touch fetishism bounds as sharp knives, laces and chains tighten the shapes in a sublime elegance, the paint is mirrored like a lipstick on voluptuous lips: these are all elements that have shaped beauty, femininity, woman role in the game of seduction, success and emancipation concepts. There is no commodification in those shamelessly exhibited forms, there is no shadow of vulgarity in the images from which one is hypnotized, the provocation is obvious and not very interesting because it can’t participate in the constant search for perfect shot.


The exhibition itinerary is divided into four chronological sections from Vogue covers from the 70s, passing through the portraits of the 80s and 90s up to the most recent fashion campaigns … If we read between the lines, however, we can see how in reality all lead me through three main obsessions: beauty, cinema and power.

The first is the leitmotif of the entire exhibition as well as a constant re-edition of an aesthetic canon that coincides almost perfectly with the primary one of classical Greek art, as Robert Mapplerthorpe and Herb Ritts did, the first one using almost exclusively male subjects, the second one giving a touch of intimacy where Newton creates equally fascinating distances, precisely because they are unattainable.

The cinematic trend is that of portraits, but above all of something that inexplicably recalls one exact moment in that actor’s career: we see Ralph Fiennes and we think of the English Patient, Sigourney Weaver who is looming with a soaked head and shirt can only be on Alien set, Catherine Deneuve is Belle De Jour, while the cigarette smoke that envelops Marlene Dietrich is the image of the myth that looks at herself.

Power does not need to be vigilant to have domination: Andy Warhol’s closed eyes explain this to us, as well as the distracted gaze of Avvocato Gianni Agnelli, whose fascinating wrinkles tell the story of someone who has never really rested.

To close the tour, “Helmut By June” documentary gives us 53 minutes of precious material, drawn from the filming that Helmut’s wife did while her husband was at work on the set, filming moments of reality between one shot and another.

From the first images we see the Chateau Marmont, the couple’s permanent residence during the Californian years, a place of the heart as were Paris and Monte Carlo.

The legendary hotel has hosted any star who has made the history of cinema or music from the 30s to today,and it has been set of films and location of the most interesting parties in Los Angeles. At the end of the year, it will become a private club, closing its sixty-three legendary rooms to mere mortals.

On the morning of January 23rd, 2004, Helmut crashed back and died instantly. Live to the fullest, to the end: can you possibly want something different?

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