Bitter Sweet Symphony

Mentre Macron annunciava la sospensione di Schengen a partire dalle 12 di mercoledì diciassette marzo, la Gare de Montparnasse  di Parigi veniva presa d’assalto per un esodo incontrollato molto simile a quello milanese della settimana precedente…

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Di certo non si è trattato solamente di un voler tornare in famiglia.

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Durante le festività, per esempio, i ricongiungimenti famigliari sfociano spesso in tensioni e litigi con genitori, parenti e affini nella maggior parte dei casi, con quella tipica tenerezza mista a sollievo quando si riparte dopo pochi giorni.

Molte di quelle persone non stavano fuggendo per tornare a casa, ma si affrettavano ad abbandonare i loro appartamenti.

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Certo è semplice vivere in 30mq di uno studio parigino o nei 50mq di un bilocale a Milano quando si usa quello spazio come un dormitorio: in fondo sono sufficienti per una cena con delivery, una serie in streaming ed al massimo otto ore di riposo. Ma cosa accade quando diventano l’unico spazio dove riorganizzare la propria vita durante una quarantena?

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Mark Borthwick photo

C’è chi si assapora la claustrofobia di una superficie ridotta ma libera e chi invece sta galleggiando nel rumore soffocante di uno spazioso luogo condiviso.

In entrambi i casi si è trattata di una scelta obbligata dalle circostanze straordinarie, i cui effetti già sul breve periodo stanno portando a ricongiungimenti, divisioni, ripensamenti e riconsiderazioni sul piano delle relazioni sentimentali. Ma affronterò questo argomento prossimamente 😉

A casa mia avevo tre sedie: una per la solitudine, due per l’amicizia, tre per la società.

Henry David Thoreau

Real Estate Listings ” resta ancora oggi, a distanza di anni, il mio articolo più letto su questo blog e credo sia perchè la ricerca di una casa ed il significato che ha nelle nostre vite sia qualcosa di decisamente controverso per la mia generazione e, nell’utopia disperata di quella ideale, ci siamo adattati a vivere in locali senza balconi, bagni privi di finestra, mansarde senza ascensore, stabili civili in quartieri che ancora sperano nella gentrificazione, zone suburbane dove ci si sentiva in quarantena anche in tempi non sospetti.

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Il lockdown ci sta obbligando a venire a patti col fatto che le nostre vite sono le mura in cui siamo ora e non le fotografie salvate su Pinterest da Architectural Digest: intanto restiamo sospesi all’interrogativo sul trovare una soluzione economicamente sostenibile dell’abitare in una metropoli, mentre osserviamo le vite degli altri dallo smartphone come se scrutassimo dallo spioncino della porta d’ingresso di una stanza senza luci.

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