12 Monkeys

Appena uscita dalla metropolitana la mia prima volta a Tokyo, un ragazzo che le stava distribuendo mi ha dato una mascherina: il rispetto per l’altro all’interno di una comunità civile, fa sì che chi abbia un’influenza o un banale raffreddore la debba indossare per evitare di infettare gli altri. Era il 2015 e la città era già pronta per le Olimpiadi che si sarebbero tenute cinque anni dopo…

Oggi siamo arrivati all’ anno fatidico, ma l’evento sportivo più importante della storia sembra un miraggio lontano in questa situazione di emergenza globale per cui da qui al 24 luglio tutto può ancora accadere.

In quanto soggetto “immunodepresso”, guardo con sospetto qualsiasi potenziale rischio per la mia salute, sospetto che mi ha sempre fatto applicare regole base per salvaguardarmi in ogni caso: mi piace chiamarla responsabilità verso me stessa…

Da cinefila incallita, quando lo scorso gennaio l’eco del Covid19 è risuonata da Wuhan, la mia mente è andata subito allo scenario apocalittico raccontato ne “L’Esercito delle 12 Scimmie”, che da bambina non riuscivo a fare a meno di rivedere ancora ancora e ancora…

Nel capolavoro di Teddy Gillam siamo nel 2035 e tutti gli esseri umani sono costretti a vivere sottoterra per sfuggire al contagio di un virus letale. Sulla superficie terrestre imperversa un eterno inverno, gli animali vagano come nella preistoria e la fine del mondo è partita da un aeroporto dove un virologo ha oltrepassato i controlli con le fialette letali, imbarcandosi per dare inizio alla diffusione.

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12 Monkeys

Il mio lavoro mi porta a viaggiare spesso e ad avere costantemente contatti diretti con persone che a loro volta hanno preso come minimo un aereo, o hanno toccato almeno due continenti, quindi una pandemia in Cina è subito significata, alle mie orecchie, una prossima pandemia in Europa.

Ed eccoci qui. La realtà sta diventando uno dei migliori film distopici mai realizzati.

Sto trascorrendo queste settimane ad osservare con sconcerto stupidità, incoscienza, ignoranza e mistificazione, tutte mescolate insieme in un’orrendo piatto pronto a servire panico, violenza, smarrimento e disordine dovunque. Come tutti voi, ho svariate chat di gruppo su Whatsup, scorro le newsfeed di Facebook e su altri social e ho la costante conferma della stupidità umana: tutti sembrano dei troll fuori controllo.

Anzitutto la gente non sa leggere, intendo lettura e comprensione del testo, quella roba per cui alle scuole elementari ti davano i voti. Nessuno si sofferma, ma si limita a scorrere, senza sintetizzare nel proprio cervello, fake news, comunicazioni ufficiali, teorie complottiste, opinioni di medici che medici non sono, meme e battute ironiche che non fanno mai ridere ma che ora restano la cosa meno peggiore che si trova in rete.

Dato che Giorgio Gaber mi ha insegnato che un uomo solo è sempre in buona compagnia, io ho silenziato tutto a parte Instagram che per ora mi distrae con le solite immagini di moda. Anche in questi giorni parigini, sto osservando le stesse regole di precauzione e cautela perchè non ho bisogno delle zone rosse o dei militari in strada per rispettarle. Incredibile come la gente non sia in grado di accettare il fatto di dover rinunciare a qualcosa adesso per tornare ad avere la libertà di prima nel minor tempo possibile.

Perchè la rinuncia fa così paura? Perchè se fino a ieri si è preferita la socialià virtuale, oggi terrorizza il fatto di dover stare in casa per un mese?

Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perché si è liberi unicamente quando si è soli.

Arthur Schopenhauer

Penso che questa tragedia che è in corso possa essere un’imperdibile occasione rieducativa di una società allo sbando, che il pugno di ferro che arriverà, inevitabile, per contenere gli isterismi ed il contagio, vivrà una fase di impatto forte e poi di assestamento e allora tutti avremo modo di riposizionare la nostra vita, le nostre relazioni ed il ruolo che abbiamo nel mondo.

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In Margine A Un Testo Implicito, Nicolàs Gòmez Dàvila

Ripenso ad uno degli aforismi di Nicolàs Gomez Dàvila che è diventato il leit motif della mia vita da quando uno dei miei amici più cari mi ha regalato il libro che lo conteneva…diciotto anni fa.

Vivere con lucidità una vita semplice, silenziosa, discreta, tra libri intelligenti, amando poche persone.

La cura migliore.

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Mardou, Paris 2020

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